Domani

sabato 6 ottobre 2012

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Domani mattina ci svegliamo e tutto questo sarà finito. Domani sarà tutto diverso. Il primo pensiero della giornata sarà la vita, non spread, banche o altre cazzate. Domani penseremo al bello e non all'utile.
Verrà un vecchio lampadato con i capelli tinti. Lo vedremo per quello che è, un povero miserabile. Rivendicherà il suo posto di grande capo e gli rideremo in faccia. Tutti. Gli diremo di cercare fonte di sostentamento in quei pezzi di carta con scritti dei numeri. Gli diremo che l'oro è solo una pietra e se gli piace così tanto può ficcarsela su per il culo.
Vivremo. Vivremo veramente. Non come pedine in mano a scacchisti impazziti. Come persone vere. Con i nostri sentimenti e i nostri pensieri.
No, non è vero niente. Domani sarà la solita giornata del cazzo come oggi. Diremo che lavorare fa schifo. E l'unica cosa che saremo in grado di sognare sarà il posto fisso e un debito da pagare vita natural durante.
Ammireremo scacchisti impazziti e squallidi vecchi lampadati. Gli daremo i migliori onori possibili, professori e presidenti.
Ed in fondo va bene così. Domani c'è la partita e la mamma fa la parmigiana. Chi sta meglio di noi?

Sydney Carton

Things will never change. I will never change.

martedì 2 ottobre 2012

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Come vanno le cose l'avevo già capito da tempo. Il fatto è che non mi fidavo dei miei giudizi, o meglio delle mie sensazioni.
Cose che non hanno nessun valore vengono esaltate. Cose importanti che vengono ignorate. Il mondo va in questa direzione. E io non voglio cambiarlo, anche perché non sarei nemmeno in grado di farlo...
Circondato da una massa che scappa da una realtà troppo difficile da cambiare. Una fuga verso il brutto, verso la via più facile. Un vuoto esistenziale che non si batte in nessun modo. Neanche nella fuga verso atteggiamenti compulsivi, teoricamente edonisti di fatto rozzi e volgari.
Tutto questo mi ha sempre fatto schifo. Non sono giudizi, solo sensazioni. Solo una forte sensazione di nausea nei confronti del pressapochismo dominante.
E poi pietà, per tutti questi maestri di vita. Che non hanno nessuna idea di come cercare il bello, di come godere della vita. Parlano lo stesso, cercano di guidarti nella loro ricerca del brutto e del mediocre. Parlano in continuazione e non c'è verso di fermarli...
Il mondo va in questa direzione. Ed io non voglio cambiare per adattarmi. Ci ho provato e non sono in grado di farlo...

Sydney Carton

My heart says yes. My mind says no.

domenica 30 settembre 2012

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Io e lei, in una calda notte estiva. In una stanza buia, illuminata solo dalla luce esterna, dai lampioni di una città ormai deserta.
Lei ed io. Il suo corpo esile sotto il mio. Apparentemente più debole, di fatto più forte.
Guardo i suoi occhi stanchi, le sue labbra sottili, i capelli del colore del grano. Solo la sua bellezza. L'unica cosa che mi interessa. L'unica cosa che riesco a contemplare. Senza capire se senza di lei sono vivo o sono morto.
Io e lei, uniti finché morte non ci separi. O il destino. O il mondo. O qualsiasi altra cosa. Niente è per sempre e la simbiosi si esaurisce. Prima o poi.
Lei ed io, in una strana unione. Senza capire se ciò che mi sta di fronte è sublime o solo una stupida illusione.

 
Sydney Carton

Donne

giovedì 27 settembre 2012

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" Signor Turner, mi scusi, ho letto in una sua recente intervista, che ha definito le donne, delle arpie. "
"si, esatto ".
" non le sembra di aver esagerato? che quello, sia stato un termine non appropriato? O comunque, fuori luogo? ".
" Perchè, lei come le definirebbe? "
" umh..."
" Le vedi, le donne, camminare per strada in modo sensuale e sereno, consapevoli della loro grazia e della loro bellezza. O sedute in un bar, a bere il loro caffè in modo riservato e timido, attirando a sé, l’attenzione e gli occhi di tutti. Le vedi, così semplici e naturali, apparentemente ignare di tutto, mentre leggono una rivista di gossip, o di moda, coscienti, di essere osservate. 
Sono li, alcune vestite in modo decisamente provocante, con le cosce in mostra, con le tette di fuori, lasciando a te spettatore, immaginare tutto il resto. 
Altre, invece, meno esuberanti, indossano dei vestitini semplici, che ti attizzano in ogni caso in modo del tutto esagerato. E sono così belle ed eccitanti che ti perdi in loro, e nei loro occhi, così folgoranti, e nei loro seni, quasi perfetti, e nelle loro gambe, esageratamente lunghe e invitanti. E ti guardano poi, con quel loro sguardo fermo e sicuro, sapendo che stai pensando a queste cose, e che sei già eccitato, e innamorato, e ti sorridono anche, sapendo, che prima o poi, in un modo e nell'altro, ti fotteranno. "


                               William Turner

Tristezza. Sentila e basta.

martedì 25 settembre 2012

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Eccomi qui, sotto questo cielo grigio. Qui sono a casa, anche se vorrei essere altrove.
Pieno di sentimenti con cui ho sempre combattuto, per far piacere agli altri. E tutto quello che ho avuto è stato un forte senso di solitudine e desolazione.
Mi hanno sempre detto di non piangere, che gli uomini sono forti e non piangono mai. Che non ho motivi per sentirmi inferiore agli altri, che nella vita devi essere forte.
Forte abbastanza da combattere contro te stesso. Forte abbastanza da reprimere tutto quello che sei.
Devi essere allegro e ottimista, dicono. Ma casa mia non è sotto un cielo limpido e soleggiato. Il mio posto è sotto un cielo grigio che attende solo la pioggia delle mie lacrime.
Oggi sono triste. Non so che cosa c'è. Mi sento vuoto e basta.
E allora piangerò, piangerò forte e urlerò il mio dolore. E se a voi non piace è meglio perdervi che trovarvi.
Non posso più reprimere me stesso. Non posso più dire bugie. La verità è troppo grande per essere nascosta.
Non voglio far finta che questo sia il migliore dei mondi possibili, che questa vita sia tutto sommato positiva, perché non lo è.
Voglio sentire tutto. L'inadeguatezza nei confronti di una bella ragazza, i sensi di colpa perché non faccio bene il mio dovere, il dolore della mia solitudine.

Sydney Carton

Nowhere town

venerdì 21 settembre 2012

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Cammino per la città, solo io. Solo, ascoltando musica e chiuso dentro i miei pensieri.
Il tutto all'interno di una strana comunicazione silenziosa. Io sono in silenzio, anche la città è chiusa dentro se stessa, dentro quel suo fiero individualismo piccolo borghese.
Chiusure, di tipi diversi. La mia, quella di un solitario che non ha mai trovato il suo posto al mondo. La loro, quella di chi non accetta modi di pensare diversi.
Comunichiamo comunque, in qualche modo. Io faccio parte della città. E lascio una qualche traccia della mia esistenza.
Anche se non parlo, anche se non c'è nessuno che voglia ascoltarmi.
Anche se ho sempre disperatamente cercato di far parte di qualcosa e non ho mai fatto parte di niente. Anche se qui non c'è posto per me.
Anche se sono invisibile, io esisto.
Sognavo un posto diverso. Si, una mattina in un posto diverso con qualcuno pronto a tranquillizzarmi, a dirmi che tutto questo mio inferno è finito. Che c'è posto per me, che non sono invisibile.
Ma non succede mai nulla. Sono anni che vorrei scappare da questo posto, eppure continuo a camminare qui, circondato da questo vuoto esistenziale.

Sydney Carton

chimera

martedì 11 settembre 2012

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L'innamoramento è passato,
la tristezza è superata,
il dispiacere, solo e unico tormento.
Le lacrime sono il mio sfogo, 
non una parola e nessun commento, 
solo un confronto con me stesso.
La notte incombe e la confusione invade, 
la debolezza conquista e la verità affiora.
Maledetta realtà..

                     William Turner

La grande conta delle capocce

lunedì 10 settembre 2012

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Cammino per strada. Io l'ho visto. Lui mi ha visto. So che mi fermerà.
Ce l'ho scritto in fronte: sfiga, disoccupazione, emarginazione, frustrazione, alienazione. E in quanto ultimo degli stronzi non posso che stare dalla parte degli ultimi.
"Dai, compra il giornale comunista, aiutaci a combattere questo parlamento corrotto!" mi dice con un sorriso qualunquista tipico del mondo piccolo borghese di cui fa orgogliosamente parte.
Non so che fare. Restare e scambiare due chiacchiere o fingere indifferenza mentre questo folle continua a vaneggiare?
"Caro compagno siamo tutti corrotti..."
"No, io no!", mi risponde con aria stizzita
"Si ti dico... noi... il popolo... pensa a quegli incivili che imbrattano le schede elettorali con disegnini ambigui sul pene... utilizzano così un loro diritto, capisci? E poi questo governo..."
"Ah! Questo governo ladro delle banche - mi interrompe prontamente - Ma dai tu sembri intelligente, non vuoi lottare contro questo governo, non vuoi essere un po' comunista?"
"Io voglio solo autodistruggermi"
Non so perché ho risposto così. A volte penso che non valga la pena tirare fuori quello che hai dentro con tanta onestà. Non l'ha presa benissimo.
Il fatto è che tra poco c'è la grande conta delle capocce, l'unico giorno dell'anno in cui per loro è importante che io sia vivo. Negli altri 364 giorni posso continuare ad essere un morto che cammina.
Posso ammazzarmi, se ne ho voglia, l'importante è non farlo prima del grande giorno. Il giorno più importante del quinquennio.
Dopo tutto pensano che io sia dei loro, con tutta la sfiga che mi si legge in faccia... Non tutto è quello che sembra.
E quello che disegna cazzi sulla scheda elettorale sono io. Dalla sede centrale del partito non sospettano ancora nulla.

Sydney Carton

Buio

venerdì 7 settembre 2012

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occhi neri piangono. 
sono forse i tuoi?
occhi spenti tremano. 
sono forse i miei?
labbra calde e profumate. 
mani piccole e docili. 
anima fredda e difficile. 
mente contorta e frenata.
l'amore infanga il cuore.
l'anima soffre e muore. 
le facili parole ingannano. 
le belle promesse illudono.
la paura tradisce e ferisce. 
hai mai avuto paura, come me? 

                                        William Turner

New Horizons

mercoledì 5 settembre 2012

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Il cielo è grigio, io me no sto chiuso in casa ad ascoltare i Nirvana, colonna sonora di un'adoloscenza tutto sommato regolare. Resto qui a pensare a quello che è stato.
Una ragazza strana. Diversa. Orgogliosa e intelligente. E qualcosa che si era scatenato dentro di me, senza sapere il perché. Qualcosa che mi faceva stare bene. Qualcosa che non ho più avuto.
E alla fine di tutto non capivo. Aspettavo il suo ritorno o almeno che qualcuno prendesse il suo posto. Niente. Ma non era questo, il problema.
È che la mia capacità di amare è totalmente scomparsa. Non vedo più l'amore come la più concreta forma di felicità, solo come una grande utopia. Con la consapevolezza del fatto che io l'amore potrei non averlo mai più. E che devo imparare a sbrigarmela da solo, questa cosa di imparare a vivere.
C'è un vuoto dentro di me. Non lo so. Se non so più amare. Se sono solo ferito e devo solo lasciare che il tempo scorra. Se sono una persona orribile che non merita nessun tipo di amore. Se sono tutte queste cose insieme. Se non è niente di tutto questo.
Un caro amico, compagno di risate e lunghi discorsi. Con una sintonia che si è persa e che non c'è modo di ritrovare.
Guardo indietro, vedo persone che hanno preso strade diverse dalla mia. Lei, lui, altra gente. Non tornerò indietro a seguire nessuno di loro. Seguirò solo la strada che ho davanti.
Oggi è il mio compleanno. Da qualche parte c'è una grande festa e io non sono stato invitato. E andrà bene così per loro, ma anche per me. Io non ho davvero nulla da festeggiare. Perché glorificare il passato, se ha prodotto un presente che fa schifo? Perché seguire persone che non vogliono essere seguite?
C'è solo da andare avanti. Per mettermi nella condizione di vivere ogni singola giornata al massimo, di godere della vita sempre e non solo un giorno all'anno. Per guardarmi indietro ed essere grato per quello che ho avuto. Senza rimpiangere mai quello che non c'è più.
Oggi è il mio compleanno. È un po' una giornata del cazzo perché ancora non sono abbastanza realizzato per poter essere fiero di me stesso quando mi guardo allo specchio la mattina. Passerà anche questa giornata marrone come sono passati le altre.
Comunque i Nirvana risentiti oggi non hanno più lo stesso sapore di un tempo. Up the Irons.

Sydney Carton

La mia prigione sono io

giovedì 23 agosto 2012

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Non c'è un cazzo da fare, la vita mi tradisce sempre di più. 
Che stronza, dovrebbe essermi amica e invece no,  ha deciso di essere la mia morte. Morire... si nasce anche per quello, no? Che fregatura.
Sono stanco di tutto questo. Sono stanco e malato, vuoto, dentro, nell'anima, senza un'anima. Possibile?
Vado avanti senza uno scopo, senza un idea costruttiva, senza qualcosa che mi possa riempire le viscere, le budella, lo stomaco, i polmoni, il cuore..
La mia mente è distrutta, morta. Non riconosce le verità. Non accetta le verità. Non distingue più il vero dal falso, il bello dal brutto, il buono dal cattivo..
La mia mente è spentapersa, andata, disorientata.. 
La mia mente è pazza, io sono pazzo, io sono morto.

                                     William Turner


Sfogo

martedì 14 agosto 2012

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Ho bisogno di raccontare di me...
di esprimere le mie sensazioni, di condividere le mie emozioni.
Non voglio soffocarle, non voglio soffocarmi.
Ho bisogno di essere ascoltato, capito, guidato.
Non voglio perdermi, di nuovo.. non voglio.
Ho bisogno di piangere, di piangere all’infinito...
voglio eliminare questo dolore che mi perseguita, che mi uccide da dentro. 
Non voglio spegnermi, non voglio.
Ho voglia di innamorarmi, di amare e amare ancora.
Non voglio domare il mio istinto.
Ma sento che la fine è vicina.. tremendamente vicina.
Questo momento di respiro sta giungendo al termine..
Non voglio tornare giù, non voglio..

                         William Turner

Dopo l'estate (io non ti ho mai amata)

venerdì 10 agosto 2012

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Un'estate lontani. Non sai mai se la persona che ritroverai al tuo ritorno sarà la stessa. Nonostante tutto pensi al futuro e a tutto quello che può succedere.
Ho passato un'estate molto idealista. Ho idealizzato l'anno che abbiamo passato insieme. Un rapporto che nel bene e nel male ha rimarginato ferite dolorose, che ha cancellato qualcosa ed ha aperto le porte a qualcosa di nuovo.
Sono tornato a casa, aspettando anche il tuo ritorno. E quando sei tornata mi hai fatto un regalo bellissimo amandomi e facendomi sentire amato. È stato uno dei pochi momenti della mia vita in cui sono stato veramente felice.
Ma poi te ne sei andata. Ho pianto molte lacrime. Più per la mia nuova solitudine che per te.
Forse non ti ho mai amata.

Sydney Carton

Fatevi avanti ignavi

mercoledì 8 agosto 2012

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Ho vissuto la mia vita dedicandomi agli altri. Ai loro pensieri, alle loro voglie, alle loro abitudini.
Ho passato la mia vita a fare dei problemi degli altri i mie problemi. E ai miei problemi chi ci pensava?
Sono sempre stato un buon pensatore. 
E forse pensare troppo mi ha portato a non agire.
Ma non importava, perché io ero la persona adatta, giusta, quella che faceva comodo agli altri.
Ero bravo ad ascoltare. Ero molto bravo.
Perché a differenza di altre persone mi soffermavo a quello. Non giudicavo.
Una soluzione perfetta per chi voleva sfogarsi, confidarsi.
Avevano paura di confrontarsi con se stessi, così chiamavano me. Era come parlare allo specchio.
Ma era dura guardarsi e ammettere le proprie colpe. Sarebbero emerse subito.
Io invece ascoltavo, ascoltavo e basta. Era una vittoria scontata la loro.
Era come buttare la spazzatura. 
Quando il sacchetto era pieno bastava portarlo giù.
Qualcuno prima o poi l’avrebbe  portato via.
Così una volta confidatosi, erano vuoti, liberi, rimessi dai loro peccati, pronti ad iniziare un qualcosa di nuovo.
Ed io, che ero bravo a pensare, ad ascoltare, ero pronto ad accogliere un’altra vittima. 

                                William Turner


                                         

Pretty girls make grave

sabato 4 agosto 2012

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Lei è morta. E anche se non è morta è come se lo fosse. Io ci ho messo una croce sopra.
Con lei è morta anche una parte di me. Ci tenevo troppo.
Entrambi non meritavamo. Lei non meritava la mia passione. Io non meritavo di essere trattato così.
Ma anche la mia passione è morta. Io non so più amare.
Il mio spirito romantico è morto. Sono diventato un tipo mediocre e conformista. Sono morto io.
Spero che un giorno tutto possa finire. E che io possa tornare ad amare e a vivere.


Sydney Carton

Tanti auguri figlio di puttana!

venerdì 3 agosto 2012

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Ancora qualche minuto e la mezzanotte sarebbe scoccata, e un altro anno se ne sarebbe andato.
Ho atteso quel momento standomene seduto sulla spiaggia, su una di quelle vecchie sedie di legno.
Sotto di me la sabbia. Fredda. Umida. 
Qualche sassolino tra le dita..qualche formica sulle gambe..
Me ne stavo seduto su quella stupida sedia e davanti a me il mare faceva un gran casino. Forse sapeva del motivo per cui ero li. Sapeva che da li a breve qualcosa sarebbe cambiato..e quindi batteva più forte che poteva. 
Mi stava ringraziando.. era l'ospite d'onore della festa. 
"Ma quale festa pensavo io..non c'è ne sono palloncini qui! "
Ma lui continuava a fare casino.. ed io l'ammiravo sempre di più.
Me ne stavo li, seduto con i piedi nella sabbia umida e la testa immersa nell'oceano..nei suoi rumori..nelle sue movenze..lo sapeva fare il suo lavoro, pensai.. avevo scelto il compagno giusto, pensai ancora.
I minuti stavano passando e il bicchiere di vodka era finito. 
Mi rimanevano due birre..aprii la prima.
Era buona, fresca, come l'aria che stavo respirando. 
Ero sempre più convinto di aver scelto il posto giusto.
Di solito non lo sceglievo mai..non sceglievo neanche le persone con cui stare.. ho sempre "festeggiato" in posti che non mi piacevano..con delle persone, che a volte neanche conoscevo. Questa volta no. 
"Festeggio a modo mio". Mi ero detto.
La birra stava finendo e il mare sembrava annoiato. Non batteva più come prima...era stanco di aspettare.
La luna se ne accorse, e approfittò del momento. 
Voleva dire la sua. Era li pure lei dopotutto.
"Cara luna dimmi tutto". Non disse niente..come avrebbe potuto.
Ma c'era qualcosa in lei di diverso..di meraviglioso.
Era immensa, così come il cielo che la ospitava. 
Era bianchissima, lucente e possente. Ferma e concentrata.
Assomigliava a qualcosa di straordinario. 
Nell'insieme dava quel senso di tranquillità e serenità, solitudine e tristezza. 
Era il mio riflesso.. e per la prima volta mi stava piacendo. 
Era bello guardarsi e ammirarsi.
Ero sempre seduto, e stavo sempre bevendo. 
Controllai l'ora..la mezzanotte era arrivata e passata.
Nessuno mi aveva avvisato. Il mare, la luna.. non fecero niente di diverso. Niente per farmi capire che era arrivato il momento. Forse quegli istanti, quei momenti, stavano piacendo anche a loro..e non volevano che giungessero al termine. Ma erano finiti purtroppo. E loro lo sapevano.. io lo sapevo. Così finii la birra, mi alzai e salutai i miei due amici. Tornai a casa con la sabbia bagnata ai piedi e qualche formica nelle mutande.
Tornai alla realtà.. consapevole di dover aspettare un altro anno per sentirmi così.... vivo.


                                                       William Turner




Essere o non essere

mercoledì 1 agosto 2012

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Mi chiedo spesso perché le persone  tentino di essere altre persone.
Tutti abbiamo una fisionomia, un carattere, una personalità.
Perché dovremmo essere come gli altri?! Perché vorremmo essere gli altri?!
Io so come sono fatto e conosco i miei pregi e i miei difetti.
A volte non mi piaccio. Mi rimprovero. 
Ma ho sempre mantenuto un comportamento coerente con il mio stato d’animo. Ho creato e mantenuto una mia individualità.
L’ho creata, mantenuta e vissuta sperando che piacesse agli altri.
Si, gli altri. Gli occhi e i giudizi altrui.
Forse è questo il problema. 
Forse ci comportiamo come ci comportiamo solo per piacere agli altri.
Trascurando noi stessi. Indossando delle maschere che gli altri ci offrono.
Così sono loro, gli altri, che decidono per noi. Su di noi.
Su come vestirci, su come parlare, su cosa dire, sulle persone da frequentare e quelle da lasciar perdere.
Su cosa e come mangiare. Su cosa e quanto bere.
Su quale tipo di scuola frequentare e se essere il bullo o lo sfigato di turno.
Sono loro, gli altri, che decidono se devi essere una rock star o un discotecaro.
Decidono loro quale musica fa per te. 
Decidono loro se devi essere un appassionato di cinema, di arte o di sport.
Decidono sempre loro se devi essere un campione o uno dei tanti. Uno qualunque. Perché tutto questo? 
Perché vivere fingendo? Perché fingere di essere quello che non siamo?
È forse la paura di essere rifiutati?
Sono gli altri che decidono o siamo noi che abbiamo paura di osare?  Paura di essere.
E se questo ragionamento  fosse vero, fosse logico, sensato…
non dovrebbe valere anche per loro?  ..Ma sono io a farlo.. e sono io a subirlo. 


                                               William Turner

Paint it black (una svolta poetica forse)

domenica 29 luglio 2012

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È tutto nero. Il mio cuore è nero.
Non è la rinuncia a vivere. Piuttosto è l'espressione di un sentimento.
Di rabbia, alienazione, solitudine, disperazione. Del non sapre che cazzo fare di questa vita.
Della speranza che ci sia un'altra vita, piena di colori e di caldi sorrisi.
Questa qui è nera, bagnata da una valle di lacrime.
Non ha senso idealizzare il passato. E nemmeno sperare nel futuro.
Il presente va accettato così com'è. E se senti nero, dipingi nero.

Sydney Carton

Buongiorno!

giovedì 26 luglio 2012

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Mi  svegliai con i postumi della sbornia.. una sensazione poco felice.
Sentii il bisogno di pisciare, così mi alzai e andai in bagno. Pisciai.
Poi mi lavai le mani e mi sciacquai la faccia con l’acqua fredda.
Pisciai di nuovo. Ma non cambiò molto.
Mi girava ancora la testa e il mio cervello era fuso..  il mio corpo era fuori uso.
Vedevo a stento. E se chiudevo gli occhi perdevo l’equilibrio.
Non potevo rischiare.
Finii di pisciare. Tirai lo sciacquone e lavai nuovamente le mani.
Poi mi guardai allo specchio e pensai: che brutta cera ragazzo! Ma allo stesso mi sentii fortunato.
Ero solo in casa e nessuno poteva vedermi. Eravamo solo io e il mio riflesso. 
Era una lotta alla pari.
Avrei potuto anche vincere. Non successe.
Andai in cucina con l’intenzione di fare colazione.. così preparai il caffè.
Attesi che la macchinetta facesse il suo lavoro. Finì.
Ero pronto a bere il mio caffè.
Presi la tazzina e l’avvicinai alla bocca. Arrivò prima l’odore. 
Era forte. Sembrava buono.
Bevvi ma feci fatica. 
Il mio stomaco era sottosopra, sconvolto. Ed io lo ero con lui.
Finii di bere il caffè. Ero disgustato. Non fu una buona idea.
Mi salì una forte sensazione di nausea.  
Avevo bisogno di vomitare. Avevo voglia di vomitare.
Ma era tardi. Non potevo fermarmi a pensare a qual’era la cosa giusta da fare.
Trattenni il vomito e andai in camera.
Indossai i vestiti del giorno prima e uscii di casa.

                                William Turner

8 Gennaio

venerdì 20 luglio 2012

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Ricordo che quella sera faceva particolarmente freddo.               L’aria era decisamente gelida, ghiacciata, polare se si vuole. 
L’inverno si faceva sentire. Il gelo si faceva sentire. 
La poca neve caduta i giorni prima era ormai congelata. 
Per le strade, sui campi, nessun pupazzo era stato creato. 
Il tempo e la natura avevano giocato un brutto scherzo ai bambini. 
Nessun sciocco cappello quindi. Nessuna stupida carota.
Nessun vecchio bottone. Niente. Se non il nulla.
Quella sera il mio corpo rabbrividiva. Tremava. Gemeva.
Quella sera, ricordo, il mio corpo era scosso. Terrorizzato.
Ma non era il freddo. 
Non era il gelo sceso in terra che si prendeva gioco di me. No. 
Quella notte, ricordo, il mio corpo e la mia mente erano impauriti e intimoriti da te.
Te, che in mezzo a quell’ambiente infelice e desolato emergevi forte e sicura. Te, che come un fiore quando sboccia, mostravi tutta la tua bellezza e la tua essenza. Te, che ti mostravi semplice e naturale. Pronta. Avvolta in qualche aura speciale. 
Ed io ero evidentemente confuso. 
Debole. Completamente abbandonato a me stesso.
Ma quella notte la mia esitazione si era unita alla tua voglia. 
Al tuo appetito. Al tuo sentimento.
Il tuo sguardo desideroso si ero posato sul il mio, e dopo esserci ammirati e adorati, ci lasciammo andare in un bacio intenso,violento, pieno d‘amore e dei nostri bisogni più nascosti.
La tua passione si era congiunta alla mia eccitazione.
Le nostre anime si erano unite in un qualcosa di meraviglioso. D’incantevole.
La neve era tornata a cadere. Bianca, pulita, soffice.
Degna di noi e del nostro amore.


                                  William Turner

Armchair Hero

mercoledì 18 luglio 2012

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Fai la società civile. In rete.
Non sei capace di parlare con le persone, ma se c'è una barriera tra te e loro tutto è più semplice.
Si cazzo! La rete è la rivoluzione. Ci confrontiamo e cambiamo il mondo. Seduti su una poltrona con le pantofole e il tea caldo al limone.
Vaffanculo! Vaffanculo politici di merda!
Ci rubate tutto! Ci rubate l'anima!
Ah l'internet. Internet è la rivoluzione! Diffondiamo tra i nostri (minimo) dieci amici su Facebook e cambieremo il mondo! Si lo scardineremo questo sistema del cazzo!
Lo dici e lo ripeti che internet è il cambiamento. Ma poi lo sai anche te che la gente lo usa prevalentemente per i pornazzi e che nessuno vuole cambiare le cose. A nessuno è mai importato veramente. È faticoso.
Se te ne fregasse qualcosa di cambiare il mondo alzeresti il culo e smetteresti di tenertelo sempre in mano. Per dire.
Magari non cambi le cose eh. Però vuoi mettere, è comunque un passo avanti rispetto a quelle due cazzate che può dire anche l'ultimo degli stronzi...
 

Sydney Carton

In pace con me stesso

giovedì 12 luglio 2012

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Non ero per niente stanco quella notte, così restai alzato un po’ più del solito.
Non avevo idee sul cosa fare, così accesi la tv con la speranza di trovare qualcosa di interessante da vedere.
Non fu così. Spensi la tv.
Ero seccato, annoiato, ma dovevo fare comunque qualcosa. Decisi di aspettare.
Aspettare era piacevole, non si faceva fatica. E questo era molto importante.
Bastava avere un po’ di pazienza e tanta immaginazione.... ed io ne avevo abbastanza di entrambe.
Scelsi di aspettare quindi, e scelsi di farlo guardando fuori dalla finestra.
La vista dalla finestra della mia camera è meravigliosa, sorprendente, profonda, invidiabile.
Ma era notte fuori, e la maggior parte dei lampioni erano spenti. Le luci della città erano spente. "Che cosa avrei potuto vedere? Cosa speravo di trovare?"
Il mio sguardo finì per fissarsi sull’orizzonte. Era buio, era notte fonda. L’orizzonte non mi mostrava niente. Quello che vedevo lo immaginavo.
Nell’atmosfera c’era solo il buio della notte. C’era solo l’oscurità mischiata alla mia immaginazione.
Niente era definito.
Non si vedeva niente. Non si sentiva niente. Il silenzio era più forte di qualsiasi rumore.
Non una macchina, non un cinguettio di uccelli. Non c’era niente fuori. Era come se il mondo si fosse fermato. Era come se la vita e la natura si fossero fermati. E si erano fermati con me.
Era bellissimo. Il tempo passava, i minuti passavano, ed io stavo aspettando.
E lo stavo facendo alla grande.
                                              
                                           William Turner

Tornerai strisciando

giovedì 5 luglio 2012

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Me ne vado. Dove non lo so.
Di sicuro lontano da questa miseria.
Sono uno di voi, dite. Io dico di no. Come pretendiate di saperlo meglio di me non si capisce.
Me ne vado. Vorrei dire che me ne vado per la mia strada. Ma non so nemmeno se c'è una strada per me.
Vado via. Sperando di trovare qualcosa. Per tentativi.
Lo so cosa pensate. Che mi considerate un buono a nulla.
Sperate che io torni indietro strisciando ma penso che non succederà.
Preferisco vivere da solitario con tutto il mio dolore che morire di una solitudine mascherata da compagnia.

Sydney Carton

The dice is cast

lunedì 2 luglio 2012

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Non sento più il calore
non sento più il dolore
l'amore è meschino
l'amore è cattivo
ma ormai questo non ha più valore....
i castelli non hanno più importanza
Son lontano dalla realtà...
forse non esiste più nessuna realtà che mi possa perdere
ormai la paura mi stringe nell'ultimo abbraccio
lascio il mio odio a chi ne ha veramente bisogno
lascio tutto il mio odio a chi ne saprà far fruttare le prodezze

                            Robert Witman

Il mio demone

mercoledì 27 giugno 2012

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Il mio demone non mi lascerà mai. La mia anima sarà maledetta per sempre.
Non ci sono possibilità per essere felici. Non c'è via d'uscita.
Il mio demone mi possiede. La maschera di un angelo copre la sua malvagità e la sua perversione.
Mi uccide. Da dentro. Io non posso difendermi.
Una valle devastata dalla carestia. Sarà così per sempre.
Mi guarda. Sorride. Vedo la sua bellezza. Amo la sua bellezza. Anche se nasconde qualcosa di terribile.
L'unica luce nell'oscurità.
Mi illudo di poterlo possedere. Ma è lui che possiede me. Che mi consuma istante dopo istante.
Non c'è via d'uscita. Sarà così per sempre.


Sydney Carton

Perciò che vada tutto a fanculo!

martedì 26 giugno 2012

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Era una sera di piena estate. Il caldo soffocava tutto e tutti.... non c'era niente che potesse rinfrescare me e il mio animo del cazzo. Tutto puzzava, le zanzare prolificavano in ogni angolo della città, dei parchi e non c'era niente che ti potesse dare sollievo se non rinchiudersi in un frigo....odio l'estate....
Stavo seduto al bancone del bar, in uno dei tanti bar... patetico. Bevevo, bevevo e ribevevo. Non mi dissetavo mai, la sete mi stringeva la gola e le palle, una morsa stritolante. Non solo la situazione faceva schifo, ma dietro al bancone, al posto della solita cameriera simpatica e carina, c'era il proprietario grasso e peloso... uno schifo di uomo!
Le ho dato una settimana di ferie, non c'è in giro un fottutissimo cliente... apparte te, ovviamente, e qualche ubriacone di turno.... come te! Haha!”
Stupido ciccione... con tutti i soldi che spendevo li, poteva portarmi un po' di rispetto!
Comunque. Macinavo sull'ultima raccolta di poesie patetiche scritta mentre ingurgitavo ettolitri di birra....
Continuavo a pensare a quanto la mia “arte poetica” facesse schifo e su come potesse piacere... pensavo cosa cazzo iteressasse alla gente delle mie emozioni, dei miei pensieri e dei miei amori... e soprattutto quanto fossero in realtà interessanti i miei continui fallimenti.
Hei, stupido ciccione!” gridai al barista
Che diavolo vuoi Robert?” hai finito il bicchiere?” disse mentre contava i pochi soldi nel registratore di cassa...
No... avrei una domanda seria da farti!”
Non incominciare con le tue patetiche tiritere...”
No, questa è seria veramente!” e mi avvicinai un po' di più con il seggiolino al bancone
Spara!”
Secondo te perchè la gente legge le mie stupide poesie?”
mi guardò un po' annoiato
Vuoi la verità?” chiese avvicinandosi con il suo faccione al mio
Certo” risposi trepidante
Non lo so! E sinceramente non me ne frega niente, come non mi frega niente della gente in generale. Vuoi un consiglio? Fregatene di tutto... lascia perdere il perchè o il per come... ti arrivano i dollaroni in tasca per quello che scrivi? Si? E allora lascia perdere tutto il resto! La razza umana non merita ne domande ne risposte!” E si allontanò....
rimasi in silenzio e senza un pensiero in testa per qualche minuto... mi aveva svuotato il cervello...
Hey stupido ciccione!” gridai
Cosa vuoi ora Robert? Ti ho già detto quello che penso....”
Sorrisi e alzando il bicchiere ribattei:
Ho il bicchiere vuoto ora!”

                               Robert..

Kind hearted light

venerdì 22 giugno 2012

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Se ne andava via con la sua valigia, ad ogni passo sempre più lontana da me.
Il sole la illuminava, ormai potevo vederla solo di spalle. Restava comunque bellissima.
E andava via. Ad ogni passo sempre più lontana.
Avrei potuto raggiungerla, forse avrei dovuto raggiungerla.
Lei voleva andarsene, io non volevo seguire la sua strada.
Due strade diverse, forse a un certo punto ci incontreremo di nuovo. Forse no.
Dove vai non lo sai, nessuno lo sa. L'unica certezza è quello che ti lasci alle spalle.
E alle tue spalle ci sono io. Riuscendo ad essere sempre il tuo passato e mai il mio futuro.

Sydney Carton

Abulia

mercoledì 20 giugno 2012

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Accarezzo la verità
tonda e morbida
scendo giù lungo la vita
essenziale e compromessa
vorrei entrare in lei
vorrei goderne a pieno
possederla e sottometterla
accarezzo ancora
un'altra parte questa volta
quella che si spezza con la fatica
così morbida dopotutto
ora la spingo giù
sono malato forse

                                          Robert Witman

Principio

martedì 5 giugno 2012

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Nel disastro più totale della mia vita
solo cieli plumbei scorgo
non più orizzonti dorati
neanche la possibilità di sognare mi è lasciata
demoni mi circondano, paure mi stringono
ora il futuro è da lasciare
il covo segreto abbandonare
scendere ad una morte suggestiva
                   
                                                               

Un acquazzone fuori stagione

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La tua pelle dopo il freddo e la pioggia... era strano accarezzarti... dava una bella sensazione al tatto... la vorrei ora...
Fa freddo, tutto fa schifo e sono solo. In più sono tutto bagnato. Fradicio.
Fanculo.


Sydney Carton